Welfare aziendale: vantaggi fiscali per il datore di lavoro

Riduzione dei costi del lavoro con l’attuazione di un piano welfare aziendale

Il welfare aziendale è l’insieme di benefici e prestazioni erogati ai dipendenti nell’intento di integrare la componente meramente monetaria della retribuzione, sia in funzione di sostegno al reddito, sia in funzione del miglioramento della vita privata e lavorativa.

Detto strumento retributivo comprende somme, beni, prestazioni, opere, servizi corrisposti al dipendente in natura o sotto forma di rimborso spese, aventi finalità di rilevanza sociale ed esclusi, in tutto o in parte, dal reddito di lavoro dipendente.

Si tratta di iniziative di natura volontaria o obbligatoria che il datore di lavoro promuove per incrementare il benessere del lavoratore e della sua famiglia.

I beneficiari

Lo strumento del welfare aziendale, se adottato dal datore di lavoro, deve essere offerto alla generalità dei dipendenti o a categorie omogenee (definizione il cui significato è stato precisato dall’Agenzia delle Entrate con circ. 29/03/2018, n. 5/E).

L’Agenzia delle Entrate, nella medesima circolare, ha precisato che con l’espressione “categorie di dipendenti” non va intesa soltanto con riferimento alle categorie previste nel codice civile (dirigenti, operai, etc.), bensì a tutti i dipendenti di un certo tipo (ad esempio, tutti i dipendenti di un certo livello o di una certa qualifica, ovvero tutti gli operai del turno di notte ecc.), purché tali inquadramenti siano sufficienti ad impedire, in senso teorico, che siano concesse erogazioni ad personam in esenzione totale o parziale da imposte.

L’eventuale riconoscimento di beni e servizi di welfare aziendale ad un solo lavoratore nell’ambito della generalità di dipendenti comporta la perdita del beneficio fiscale e contributivo in capo al percettore, con la conseguenza che gli importi si devono intendere come retribuzione imponibile.

Stagisti e lavoratori somministrati

E’ possibile coinvolgere nel piano welfare anche stagisti e lavoratori somministrati.

Per quanto riguarda i lavoratori somministrati, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che i beni e servizi saranno messi a disposizione dall’Agenzia in qualità di datore di lavoro e addebitati all’utilizzatore.

Per quanto riguarda i tirocinanti, è possibile coinvolgerli in un piano welfare in quanto percepiscono redditi assimilati a quelli da lavoro dipendente.

Beneficiari del welfare

I beni e servizi di welfare aziendale possono essere utilizzati, a seconda della tipologia da:

  • lavoratore destinatario;
  • suo familiare: coniuge non legalmente ed effettivamente separato; figli, compresi i figli naturali riconosciuti, i figli adottivi e gli affidati o affiliati; genitori e, in loro mancanza, gli ascendenti prossimi; fratelli e sorelle germani o unilaterali (ai sensi dell’art. 12 TUIR);
  • lavoratore e dal destinatario.

Possibili beni e servizi a disposizione dei beneficiari

Oneri e servizi di utilità sociale– Lavoratori
– Familiari
Spese di istruzioneFamiliari
Assistenza anziani e familiari non autosufficientiFamiliari
– anziani: soggetti che hanno compiuto 75 anni
– non autosufficienti: coloro che non sono in grado di compiere gli atti della vista quotidiana – persona che necessita di sorveglianza continuativa (risultante da certificazione medica)
Contributi o premi versati contro il rischio di non autosufficienzaLavoratori
abbonamenti per il trasporto pubblico locale, regionale e interregionale– Lavoratori
– Familiari fiscalmente a carico
Assistenza sanitaria integrativaLavoratori
Previdenza complementare (NO TFR)Lavoratori
Servizio sostitutivo mensaLavoratori
Beni ceduti e servizi prestatiLavoratori

Come posso introdurre il welfare aziendale in azienda?

L’offerta o erogazione dei servizi di welfare può essere posta in conformità a disposizioni di contratto/accordo collettivo, regolamento aziendale oppure volontariamente dal datore di lavoro.

Per quanto riguarda il contratto o accordo, il riferimento è l’art. 51 del D.Lgs. n. 81/2015 ai sensi del quale salvo diversa previsione, ai fini del D.Lgs. n. 81/2015, per contratti collettivi si intendono i contratti collettivi nazionali, territoriali o aziendali stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale e i contratti collettivi aziendali stipulati dalle loro rappresentanze sindacali aziendali ovvero dalla rappresentanza sindacale unitaria.

Vantaggi fiscali e contributivi per il lavoratore

Dal punto di vista fiscale, le misure previste dal TUIR, art. 51, comma 2 e comma 3 alle condizioni ivi previste, sono escluse dalla formazione del reddito da lavoro dipendente (in virtù della loro natura sociale in deroga al principio di omnicomprensività del reddito di cui al comma 1).

Per quanto riguarda l’aspetto contributivo, l’art. 6, D.Lgs. n. 314/1997, ha sancito, in via generale, l’armonizzazione tra imponibili fiscali e contributivi.

Questo significa che ciò che non costituisce reddito imponibile fiscalmente, non è reddito neanche dal punto di vista contributivo.

Dunque i valori riconosciuti come welfare aziendale sono esclusi dal versamento dei contributi a carico lavoratore sul tali misure (oltre che dell’azienda).

Quali sono i vantaggi fiscali per le aziende?

E’ prevista, dall’art. 95, comma 1, TUIR, la possibilità di dedurre dal reddito dell’impresa tutte le spese sostenute in denaro o in natura per il lavoro dipendente, pertanto anche quelle relative all’erogazione di prestazioni di welfare.

L’eccezione è rappresentata dall’art. 100 del TUIR (Oneri di utilità sociale), in base al quale, la deducibilità dal reddito di impresa è limitata al 5 per mille delle spese per il personale dipendente con riferimento agli oneri sostenuti per opere e servizi con finalità di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria o culto, destinati alla generalità o a categorie di dipendenti e che siano state sostenute volontariamente, ossia per atto liberale dal datore di lavoro.

Foto di Pixabay

Fonte: Ipsoa, articolo del 14 dicembre 2022, “Welfare aziendale: quali sono i vantaggi fiscali per i datori di lavoro” di Simone Baghin

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